ARCO MUSICALE
ARCO MUSICALE
L'arco musicale si colloca, molto probabilmente vista la sua semplicità, alle origini degli strumenti a corda. Ma si tratta ormai di uno strumento in via di estinzione, almeno in Africa, nonostante fosse molto diffuso a sud del Sahara e nonostante abbia raggiunto addirittura le Americhe, dando origine - nella versione accompagnata da un risuonatore (di zucca) - al forse più noto BERIMBAU brasiliano. FRANK GOMBA, un anziano musicista zimbabwano, è stata la fonte delle nostre informazioni in merito. Frank è tra i pochi che ancora suonano quel particolare tipo di arco musicale, che si suona con la bocca e che prende il nome di CHIPENDANI; ma lui non disdegna neppure il MUKUBE ed il CHIZAMBI, certamente meno noti. Secondo il nostro informatore, fino agli anni cinquanta era ancora piuttosto facile vedere i giovani mandriani delle aree rurali suonare questi strumenti mentre badavano al bestiame. Più recentemente l'interesse per gli archi si è sensibilmente ridotto tra la gente, in parte per l'abbandono delle tradizioni, in parte perché i giovani d'oggi hanno il timore di sentirsi additati quando "suonano alla vecchia maniera". Adesso preferiscono suonare la chitarra. Eppure gli strumenti ad arco erano particolarmente popolari sull'altopiano orientale dello Zimbabwe, la zona da dove viene FRANK GOMBA, e anche più giù fino al Mozambico. Tra i motivi che vengono citati da coloro che studiano la musica africana in merito all'estinzione degli archi musicali, ed in particolare di quelli "a bocca" (mouthbows), viene spesso citata l'eccessiva personalizzazione di questi strumenti che non sembrano adattarsi alla musica di gruppo. Si tratta infatti di strumenti il cui suono realmente apprezzabile, anche nelle sue variazioni, solo al musicista che individualmente li utilizza. Il suonatore deve infatti tenere un'estremità dell'arco CHIPENDANI tra i denti, pizzicandone la corda in vari modi e modificando il suono attraverso la maggiore o minore apertura delle labbra. Si creano così una serie di variazioni, appena udibili dagli ascoltatori, che invece il musicista sente distintamente attraverso la vibrazione delle ossa della testa. Anche per questo motivo era lo strumento ideale per riempire le lunghe, noiose, ore del pascolo.